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UN UOMO VALE QUANTO LA SUA PAROLA

Visitatore N°

Michele Cangiano

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March 03

CUORE BIANCAZZURRO E NERA LA BANDANA, SOGNI E PASSIONI DI UNA GIOVINEZZA STRANA!

Vent'anni dopo torna questa scritta nel quartiere Prati, con una modifica ai colori del cuore, legati all'altra sponda cittadina (copiano sempre, ndr).

Tralasciando questo dettaglio, le emozioni che scatena il ricomparire a distanza di cosÏ tanto tempo, una frase su un muro sono molte e svariate.

Malgrado i divieti, i biglietti nominali, i tornelli, le telecamere, il Daspo, Sky, il parcheggio a chilometri di distanza dallo stadio, e mille altre cose che ben sappiamo c'Ë ancora chi vive intensamente una "giovinezza strana"...E questo sentimento Ë pi_ forte, domenica per domenica, giorno per giorno per chi, intensamente, fa della nostra mentalit‡ un modo di vivere, e a distanza di vent'anni, quando sembra che tutto stia per finire, spesso si riscopre in svariate forme, sorprendendo chi ci pensa finiti ormai....ma non capisce che ULTRAS Ë mentalit‡, e quella ce l'hai nel sangue, e ti forgia....

Quella mentalit‡ che non ti fa voltare le spalle, che ti fa affrontare sempre di petto le situazioni.

Quella mentalit‡ che ti fa schierare, sempre, da una parte o dall'altra.

Quella mentalit‡ che ti fa fermare ad aiutare chi Ë in difficolt‡, non tirare dritto.

Quella mentalit‡ che ti fa sentire fratello di chi indossa i tuoi colori, 7 giorni su sette.

Quella mentalit‡ che fa della tua squadra una religione, della tua gente una comunit‡.

Quella mentalit‡ che ti fa alzare a volte la sciarpa sul viso.

Quella mentalit‡ che sfocia la domenica e nei mercoledÏ di coppa, la sua espressione pi_ bella.

Quella mentalit‡ che ti fa spingere un tornello pur di aiutare il ragazzetto di turno a passare nonostante i divieti.

Quella mentalit‡ che ti spinge a rimetterci tanti, troppi soldi per aiutare chi ha pi_ problemi di te a seguire la tua squadra.

Quella mentalit‡ che ti ha causato e ti causa ancora tanti, troppi problemi in famiglia e con gli amici, che non capiscono...

Quella mentalit‡ che ti fa andare a lavoro con le occhiaie perchË sei tornato alle 5 da Verona e alle 8 sei a Lavoro.

Quella mentalit‡ che...chi te lo fa fare...

Quella mentalit‡ che Ë Ultras.

E dopo oltre 30 anni di questo mondo, ancora ci sono i giovani che non sono rincoglioniti davanti a una tv per un reality...

E dopo oltre 30 anni di questo mondo c'Ë ancora chi pensa che Ë meglio avere problemi ma essere a posto con la propria coscienza piuttosto che vivere per evitare i guai.

E dopo oltre 30 anni di questo mondo, ancora ci sono giovani che preferiscono il biliardino alla Playstation...

E dopo oltre 30 anni di questo mondo, c'Ë ancora chi pensa che una partita sia vera se la vedi coi tuoi occhi, e non su Sky.

E dopo oltre 30 anni di questo mondo, c'Ë ancora chi vive Ultras....con sogni e speranze di una giovinezza strana, che forse non passa mai!

February 15

Un nuovo giorno verrà

E sarà un giorno pieno di emozioni e di soddisfazioni.
Avremo una nuova Lazio. Una società nuova di zecca, messa a punto nei minimi dettagli. Un ottimo direttore sportivo e un grandissimo dirigente generale.
Il nostro allenatore si chiamerà Diego Pablo Simeone o forse Paolo di Canio.
Lo stadio, un nuovo stadio, colmo di gente, costruito solo per il calcio e solo per la Lazio, senza problemi di esondazioni e senza palazzine intorno sarà la casa di ogni tifoso. Un impianto da invidiare e un territorio da difendere.
Molti dei nostri giocatori saranno della Primavera, giovani talenti cresciuti a pane e Lazio, pronti a combattere per questa maglia. Mai più ci saranno senatori, esisteranno solo i gladiatori della SS Lazio 1900, pronti ad onorare la maglia con le unghie e con i denti.

Alla fine delle partite li vedremo uscire dal campo con la maglia zuppa di sudore e sporca di fango e di sangue. La Curva li applaudirà e lo Stadio intero sarà in piedi. E anche se la Lazio non avrà ottenuto la vittoria, verrà esaltata, perché avrà conquistato la gloria e la gratitudine del popolo biancoceleste.

Non ci saranno più divisioni fra laziali, mai più buoni o cattivi, esisterà solo lei. La SS Lazio 1900, la squadra che ha portato il calcio a Roma e che ha stregato tantissimi giovani.

E a dirigerla ci sarà un nuovo presidente, un uomo che rifarà innamorare la gente e che trasuderà di Lazialità. Un uomo pronto a battersi per la dignità e la tutela della società e dei suoi tifosi. Un signore pronto a distinguersi per la sua saggezza e per le sue capacità manageriali. Un Laziale, volutamente con la L maiuscola, che verrà portato in trionfo dalla sua gente per aver liberato un’Aquila in catene.

Quel giorno arriverà. Presto o tardi… ma arriverà!
Coraggio, SIAMO LAZIALI!
November 10

SONO ROMANISTA PERCHE'.....

 

SONO ROMANISTA PERCHE' IN SERIE B PER PRIMO CI SONO ANDATO IO,

SONO ROMANISTA PERCHE' IO SUCCESSI EUROPEI: Z-E-R-O,

SONO ROMANISTA PERCHE' TRA ER PUMA, ER RE LEONE, ER BRUCO, E LE SCIMMIETTE A TRIGORIA CE STAMO A COSTRUI UNO ZOO,

SONO ROMANISTA PERCHE' IN EUROPA ME RIDONO DIETRO PERCHE' CO QUELLA DIVISA SE PENSANO DE GIOCA' CONTRO I FANTINI DE VARENNE,

SONO ROMANISTA PERCHE' NOME, STEMMA E COLORI DELLA MIA SQUADRA SONO FRUTTO DELL'ORIGINALITA' CHE CI DISTINGUE,

SONO ROMANISTA PERCHE' SONO ROMANO PURE SE VENGO DALLA CALABRIA,

SONO ROMANISTA PERCHE' PE' SARVASSE DAR FALLIMENTO SEMO ANNATI TUTTI AR TEATRO CO LI CAPPELLI GIRATI A RACCOJE LI SPICCI,

SONO ROMANISTA PERCHE' LA COLLETTA DEL SISTINA SERVI' SOLO PER AVVICINARE I TIFOSI ALLA SQUADRA,

SONO ROMANISTA PERCHE' LA DC NON HA VOLUTO CHE USCISSE IL NOME DELLA ROMA NELLO SCANDALO SCOMMESSE,

SONO ROMANISTA PERCHE' ERAVAMO IN 120.000 A PERUGIA,

SONO ROMANISTA PERCHE' QUANDO NON SO COSA DIRE MI AIUTANO I GIORNALISTI,

SONO ROMANISTA PERCHE' LA FERRILLI FINO A 6 ANNI FA ERA DELLA LAZIO,

SONO ROMANISTA PERCHE' AMEDEI, CONTI, GRAZIANI, ROCCA, GIANNINI, VIOLA, SENSI, VENDITTI, BANFI E MARTUFELLO SONO ROMANI,

SONO ROMANISTA PERCHE' E' CHIARO CHE ALDAIR, CAFU, GUIGOU E ZAGO HANNO PARENTI ITALIANI,

SONO ROMANISTA PERCHE' SE VINCO UNO SCUDETTO DISTRUGGO ROMA E LA RIDUCO COME UN INCROCIO TRA NAPOLI E IL CIRCO TOGNI,

SONO ROMANISTA PERCHE' IL MONDO E' DEI COATTI,

SONO ROMANISTA PERCHE' TOTTI E' IL RE DEL MONDO,

SONO ROMANISTA PERCHE' HO UN CAPITANO CHE PER CAPIRLO SE DEVE SCRIVE LE FRASI SULLA MAGLIETTA,

SONO ROMANISTA PERCHE' IO TOTTI LO CAPISCO,

SONO ROMANISTA PERCHE' I MIEI IDOLI SONO TOTTI, AMENDOLA, MASTRANDREA, ER PIOTTA, FLAVIA VENTO, ER CIPOLLA E CRISTINA QUARANTA, TUTTA GENTE IL CUI Q.I. SOMMATO DA COME RISULTATO UN BRUSCOLINO,

SONO ROMANISTA PERCHE' CI METTIAMO LE MAGLIE DEGLI AVVERSARI DELLA LAZIO,

SONO ROMANISTA PERCHE' AMENDOLA ROSICA PURE AL DERBY DEL CUORE,

SONO ROMANISTA PERCHE' I ROLEX AGLI ARBITRI SONO UNA FORMA DI PROTESTA NEI LORO CONFRONTI,

SONO ROMANISTA PERCHE' LA COPPA DELLE FIERE ERA AD INVITO E DURAVA TRE ANNI PER NON DISTURBARE LE ALTRE COMPETIZIONI,

SONO ROMANISTA PERCHE' NOI NON ANDIAMO IN BORSA, ANZI SI,

SONO ROMANISTA PERCHE' I GIORNALI DI ROMA HANNO FATTO LE VIDEOCASSETTE DI BARTELT, TOMIC E FABIO JUNIOR

SONO ROMANISTA PERCHE' C'HO IL BRUCO GIALLOROSSO IN MACCHINA,

SONO ROMANISTA PERCHE' C'HO IL CAPPELLO DA GIULLARE DELLA ROMA,

SONO ROMANISTA PERCHE' M'HANNO ALZATO TRE COPPE IN FACCIA SOTTO LA SUD,

SONO ROMANISTA PERCHE' L'ATAC C'HA LO STESSO SIMBOLO E COLORI SOCIALI NOSTRI,

SONO ROMANISTA PERCHE' IL PRIMO DERBY A ROMA E' STATO LAZIO-VIRTUS,

SONO ROMANISTA PERCHE' NOI LE SCIARPE LE METTIAMO PURE L'ESTATE,

SONO ROMANISTA PERCHE' ALLO STADIO VADO ABBARDATO COME LA MADONNA DE POMPEI,

SONO ROMANISTA PERCHE' A NOI NON CE PIACEVANO LI STENDARDI, LE SCIARPE POPULAR, ER TIFO SENZA TAMBURI, LE BANDIERE COR TRICOLORE DELLA SQUADRA, L'INNO DE MAMELI CANTATO IN CURVA, E IL CORO "I CAMPIONI DELL'ITALIA SIAMO NOI",

SONO ROMANISTA PERCHE' NON NOI NON COPIAMO NESSUNO,

SONO ROMANISTA PERCHE' I CARTONCINI DELLE COREOGRAFIE ME LI PIEGO E ME LI PORTO A CASA PER LA PROSSIMA VOLTA,

SONO ROMANISTA PERCHE' LE COREOGRAFIE NON LE CAPISCE NESSUNO,

SONO ROMANISTA PERCHE' HO VISTO PER 90 MINUTI UNO SCUDETTO IN CURVA NORD,

SONO ROMANISTA PERCHE' M'HANNO SCRITTO PER 90 MINUTI AS ROMA MERDA,

SONO ROMANISTA PERCHE' A TRIGORIA E' PREVISTO IL TERZO CIMITERO DI ROMA,

SONO ROMANISTA PERCHE' IL GOL DE TURONE ERA REGOLARE,

SONO ROMANISTA PERCHE' ANDIAMO A VEDERE UN TABELLONE IN 50 MILA,

SONO ROMANISTA PERCHE' 'SCENNETE DA LI TETTI CHE LA FESTA NON PROSEGUISCE',

SONO ROMANISTA PERCHE' LA MIA SQUADRA E' L'UNICA CHE HA IL PRESIDENTE PIU' VECCHIO DI LEI,

SONO ROMANISTA PERCHE' SE A TOTTI GLI DAVANO IL PALLONE D'ORO SE L'ATTACCAVA ALLA CATENINA,

SONO ROMANISTA PERCHE' L'AMERICANI SE CREDEVANO CHE BIN LADEN SE FOSSE RIFUGIATO NELLE GROTTE SULLA FACCIA DE CASSANO E JE L'HANNO BOMBARDATA A TAPPETO,

SONO ROMANISTA PERCHE' SO ER PIU' COATTO DAA COMBRICCOLA MIA....

SONO ROMANISTA PERCHE' QUANNO CHE USCIMO DAA SUDDE DOPO ER DERBY NUN SEMBRAMO PE' NIENTE N'ORDA DE ZINGARI,

SONO ROMANISTA PERCHE' DER CALCIO NUN ME N'E' MAI FREGATO NIENTE, MA VISTO CHE VA TANTO DE MODA ESSE DAA RIOMA......

SONO ROMANISTA PERCHE' C'HO NA CURVA UNITA,

SONO ROMANISTA PERCHE' SO AMICO DELLE GUARDIE CHE NUN ME CARICANO MAI,

SONO ROMANISTA PERCHE' SO STATO GEMMELLATO COR NAPOLI E ME NE VANTO,

SONO ROMANISTA PERCHE' IO ALLO STADIO NON HO MAI AMMAZZATO NESSUNO,

SONO ROMANISTA PERCHE' IN TRASFERTA ACCOLTELLO AL PETTO I TIFOSI AVVERSARI,

SONO ROMANISTA PERCHE' ME PIACE LEGAMME LA SCIARPA SUL BRACCIO SULLA FRONTE E SULLA COSCIA,

SONO ROMANISTA PERCHE' FALCAO BATTEVA SULLA FLAMINIA,

SONO ROMANISTA PERCHE' NON HO ROVINATO LA FESTA DI ADDIO DEL MIO IDOLO, SOLO PERCHE' STAVO A ROSICA' DELLE VITTORIE ALTRUI,

SONO ROMANISTA PERCHE' ESSENDO NATO DA UN INCROCIO, POSSO TRANQUILLAMENTE ESSERE DEFINITO "BASTARDO",

SONO ROMANISTA PERCHE' HO PERSO 4 DERBY SU 4 IN UN ANNO,

SONO ROMANISTA PERCHE' LIVERPOOL, INTER, TORINO, LE ILLUSIONI DER CRETINO.

March 03

I primi a nascere, gli ultimi a morire!!

 
February 13

George...

 
             Pelè good, Maradona better...GEORGE BEST!!
 
Ogni appassionato di calcio inglese conosce George Best e chiunque si è avvicinato al mondo del calcio, anche marginalmente, ne ha sentito parlare almeno una volta. Fiumi di parole sono stati scritte sulla sua vita, sul suo modo di interpretare il gioco di calcio, sul suo essere star, sul suo rapporto alcool-donne, sul suo funerale. E’ stato fatto un film, inguardabile aggiungo io, qualcuno gli ha anche dedicato canzoni, e si vendono ancora t-shirt con il suo volto-icona.
Per molti, soprattutto giovanissimi, Best rappresenta la trasgressione, l’eroe dannato immerso in un mix di calcio, donne, soldi e alcool, l’esaltazione dello sballo, l’eccesso, il mito…Per fare un paragone con la musica Best era il Jim Morrison del football.
 
Ma chi era in realtà George Best?

George Best nasce a Belfast, il 22 maggio del 1946. la sua è una famiglia modesta e numerosa, di quelle che sgobbano per tirare avanti, in un paese, l’Irlanda del Nord, a dir poco difficile. Il Belfast boy cresce in un quartiere povero, e coltiva la sua passione per il calcio. La madre di George, Anne, disse più tardi che assieme a George c’era sempre una palla. Intorno ai 15 anni la svolta: disputa una partita contro una squadra formata da ragazzi due anni più grandi. Segna due goal e fa ammattire il suo marcatore. A guardare il match c’è un osservatore del Manchester United, Bob Bishop, che annota il suo nome e spedisce un telegramma al grande Matt Busby, padre padrone dello United, sottolineando di aver trovato un genio. Convocato dai Red Devils George, in compagnia di un coetaneo che poi diventerà suo compagno di squadra, prende una nave e parte per Liverpool, poi con un treno raggiunge la stazione centrale di Manchester. Sale su un taxi e alla richiesta di George di essere portato all’Old Trafford l’autista risponde quale Old Trafford?  A Manchester infatti ci sono due Old Trafford, quello famoso del calcio e quello meno famoso del cricket. Alla fine arriva in quello giusto ma l’impatto per lui è devastante, George è un ragazzino timido, ha nostalgia di casa, dopo un solo giorno nel nord dell’Inghilterra scappa e torna a Belfast. Ma i dirigenti dello United hanno intuito che sono di fronte ad un potenziale fenomeno, leggenda vuole che sia proprio il grande Matt Busby ad andare a Belfast a chiedere al ragazzo di riprovare. George, spinto anche dalla famiglia, si convince, torna a Manchester, e dopo due anni di “ apprendistato” il diciassettenne venuto dal nulla ha la sua occasione, fa l’esordio in First Division contro il West Bromwich Albion, è il 14 settembre 1963 e nasce la stella immortale di George Best. Un uomo, Best, con un cognome da predestinato, divenuto eroe di un’epoca in cui tutto sembrava possibile, in una nazione, l’Inghilterra, che sul finire degli anni 60 è l’ombelico del mondo, fonte ed ispirazione di nuove tendenze in moltissimi campi, tra i quali la moda, la musica, la tecnologia e il football. George, senza ovviamente pianificarlo, diventa il re di un modo di essere anticonformista, capelli lunghi, sguardo fiero. Lo è anche il suo modo di giocare, che prima dei suoi atteggiamenti fuori dal campo, lo eleggono all’idolo indiscusso delle folle, il mattatore, il geniale intrattenitore del beautiful game. George in campo mette il cuore, la gente lo percepisce e incomincia ad amarlo alla follia. Non solo funambolici, ubriacanti dribbling e sublimi goal ma anche tanta generosità, tanta corsa, tanto sudore e mai il piede indietro nei tackle duri. E’ al tempo stesso primadonna e gregario, due giocatori in uno: la perfezione, il genio.
Il tutto sotto l’aspetto di un ragazzo gracile, statura 1,72, ma forse proprio per questo leggiadro ed imprendibile nei suoi intuitivi spostamenti. A volte, mentre vola verso l’aria avversaria tiene stretto nel pugno il polsino della maglietta, le sue esultanze dopo un goal emozionano quanto il goal stesso, in un’epoca in cui dopo una rete si tornava a centrocampo dopo aver ricevuto una stretta di mano dal compagno di squadra. Non sono il successo, il denaro a motivare le scorribande di George in campo, lui gioca mettendo tutto se stesso in un’azione, in un tiro, in un bel cross per un compagno di squadra. Crea un modo di essere e i ragazzi lo eleggono a loro idolo. George aveva molti soprannomi, era detto El beatle, Georgie, geordie, bestie, Belfast boy, the genius.Ho letto spesso, anche da penne di primo livello, che George era un grande calciatore ma poteva esserlo molti di più, che ha vinto trofei ma che poteva vincerne molti di più. Io, ma è solo una mia opinione personale, ho sempre digerito male queste considerazioni. George è stato un grande calciatore, punto. Non importa se è stato il più grande o poteva esserlo. Ha vinto campionati da indiscusso protagonista, classifiche cannonieri, una coppa campioni, un pallone d’oro partendo da un posto chiamato Cregagh Estate, Irlanda del Nord, dove sei fortunato se hai un lavoro per mangiare tutti i giorni. Era un ragazzo timido George, con la passione per il calcio, come ce ne sono migliaia in tutti i quartieri poveri del mondo. Lui aveva un dono e la vita, la sua stella, l’ha eletto a Dio delle folle calcistiche. Lui voleva correre dietro ad un pallone e così fece. Voleva far divertire, perché era consapevole di averlo quel dono e voleva condividerlo con chi aveva la sua stessa passione. Lo fece e se leggete le sue interviste sorvolando le solite frasi ad effetto che comunque a lui piaceva fare, capirete che George giocava per se stesso, per i suoi compagni, ma soprattutto per la gente, quella con la sua stessa passione. Era un ragazzo di una sensibilità enorme, spesso tormentato dai sensi di colpa nei confronti della sua famiglia dovuti alla sua enorme fama. Amava la sua gente ma ne era spaventato allo stesso tempo. Non è un caso il fatto che lui stesso ricordasse spesso nelle sue interviste il rumore della folla nel giorno del suo esordio. Si è goduto la vita George e non l’ha mai rinnegato. Ho letto mille volte che è stato travolto dalla sua stessa fama degna di una rockstar, che è stato il primo giocatore di calcio a diventare un’icona. Tutto vero, ma lui era George Best, era nato per diventare quello che è diventato e non si è sottratto al suo destino, nonostante a volte non capisse la morbosità generata dal suo personaggio. Ha vissuto da George Best mantenendo quel suo essere semplice nonostante i suoi molti eccessi. Al suo funerale c’erano 500mila persone e milioni di tifosi nel mondo hanno pianto la sua morte. Eppure non è di certo un uomo di quelli da prendere come un esempio, tutt’altro. Se la gente l’ha capito, spesso difeso, amato alla follia e tra questi ora c’è anche il sottoscritto, è semplicemente perchè la gente, quella con la passione pura per il calcio, quella che viene da dove veniva lui, capiva il suo eroe, nei suoi giorni di gloria ma soprattutto nei suoi momenti bui. Perché il calcio generato da Best era il calcio puro, ancora lontano anni luce dall’industria mediatica che è oggi. Se andate nei pub di Manchester e chiedete ai cinquantenni intenti a sorseggiare una pinta chi fosse George Best non ne troverete uno pronto a parlar male di quel ragazzo venuto dal nulla. Chi lo conosce superficialmente ripete come una moda le sue frasi celebri a base di donne, macchine e soldi. George se l’è goduta, eccome se l’è goduta la sua vita da George Best ma se andate a scavare in fondo al mito troverete un ragazzo timido che una volta divenuto il giocatore più famoso d’Inghilterra evitava di andare a trovare la sua famiglia, nonostante volesse, per non turbare la tranquilla vita dei suoi cari. Prima di morire la sua foto di un uomo con le ore contate, ridotto cosi a causa dell’alcool, ha fatto il giro del mondo. Non morite come me recitava lo slogan, la migliore delle pubblicità per la campagna anti alcolici.

Fonti vicine a George, tra cui un compagno di squadra che gli ha parlato prima che lui, il grande intrattenitore entrasse in coma, raccontano che quella foto, quello slogan è stata in pratica un’estorsione. George non avrebbe detto non morite come me ma piuttosto rifarei tutto, me la sono goduta questa vita e rifarei tutto. La stampa ha glissato, preferendo la versione politically correct. Forse non sapremo mai la verità ma in fondo poco importa. Una delle sue ultime interviste è l’essenza del suo pensiero. Quel ragazzo dagli occhi azzurri nato nel 1946, figlio del boom demografico del dopo guerra, diceva che gli mancavano i giorni di gloria, come succede ad ogni ex calciatore. A chi gli ricordava che lui aveva fatto la storia dello sport più famoso del mondo lui rispondeva così: <<” Boh, la storia... Io ho sempre giocato per piacere, per divertire me stesso e i miei fan". Quando ho iniziato io, l'Inghilterra era fantastica. Si cominciavano a portare i capelli lunghi, la musica era favolosa, la moda era meravigliosa e anche il calcio britannico non era male. Vincevamo le coppe europee e ogni anno una squadra diversa vinceva il campionato. Oggi invece solo lo United, Chelsea e Arsenal. Che noia..."

Non si giocava con gli orecchini, i capelli colorati, i tatuaggi sui polpacci. Io, Di Stefano, Pelè, i miei amici dello United facevamo divertire la gente. Allora il calcio era divertimento... Penso che si dovrebbe sempre scendere in campo sorridendo ed è quello che facevo io. Oggi invece è tutto troppo maledettamente serio, perché ci sono troppi soldi, perché se perdi è la fine del mondo. E ti dico che se tornassi in campo oggi, rifarei tutto allo stesso modo, giocherei per far divertire il pubblico, e basta". Questo era l’altro Best, un “ragazzo” che appena metteva piede in uno stadio, scaldava i cuori della gente.

 

                                                                                                  oldbritishfootball

February 12

YOU'LL NEVER WALK ALONE!!

 
 
When you walk through a storm
Hold your head up high
And don't be afraid of the dark
At the end of the storm
Is a golden sky
And the sweet silver song of a lark

Walk on through the wind
Walk on through the rain
Tho' your dreams be tossed and blown
Walk on, walk on
With hope in your heart
And you'll never walk alone
You'll never walk alone
 
 
 
(una pillola di "terraces culture")
 
January 11

LA FUSIONE IMPEDITA


i particolari inediti della mancata fusione, raccontati da Alessandro Vaccaro. 


Giugno 1927

Il segretario della Federazione Romana del Partito Nazional Fascista ha avuto una bella idea: riunire in una sola società tutte le maggiori forze calcistiche della capitale.

Insomma Lazio, Alba, Fortidudo, Roman debbono fondersi per dar Luogo alla “ASSOCIAZIONE Sportiva Roma”, naturalmente con i colori del comune, ossia il Giallo e il Rosso.

Nella sede della Lazio tutti ignorano nessuno sa, nessuno immagina di conseguenza nessuno teme.

Ci troviamo verso la fine di giugno, infatti, dalle parti di San Giovanni stanno preparando festoni e luminarie per la festa del Santo, quando nella sede della Lazio viene recapitata all’indirizzo del Presidente della Società la convocazione presso la sede della Federazione Fascista per urgenti comunicazioni da parte del Federale.

Il gelo vige, se fosse stata lanciata una bomba a mano, le conseguenze non sarebbero più atroci per i Laziali.

Il disegno di Italo Foschi risulta sinistramente limpido.

Olindo Bitetti si scatena. Si impossessa della Convocazione e vola al solito rifugio delle sue pene: la caserma della milizia, in via Magnanapoli.

Irrompe come una furia nell’ufficio del Capo di Stato Maggiore (Nonno) appunto il console Vaccaro, temprato socio Laziale.

"Siamo Fregati!!!!", Esclama Bitetti senza nemmeno salutare.

Nonno sbalordito cerca di calmarlo ancora prima di chiedere spiegazioni. Ma Bitetti, ansimando e con il viso rosso come un pomodoro dice: "Foschi vuole assorbire anche la Lazio con le altre per dar vita alla Roma!!?!!?!! Guardi ho la convocazione in mano questa è una truffa! Siamo fregati!!?!!!"

Nonno dà uno sguardo alla convocazione e legge: il Presidente della Lazio deve presentarsi entro e non oltre due giorni…..

Nonno rialza lo sguardo sul viso angosciato di Bitetti e spalanca le braccia dicendo: "Ma perché anche la Lazio?!?"

Bitetti si sfoga: "Perché Foschi ritiene sufficiente una sola grande squadra senza antagoniste per spiccare meglio nel panorama calcistico, noi siamo forti e organizzati potremmo solo dare fastidio e oscurare questa prospettiva di unica squadra della Capitale.
In più perchè la nuova società è senza campo e noi invece abbiamo la Rondinella. Qui tocca MOVESE!! Cosa si può fare oddio mio, oddio mio?!?!?!?"

Vaccaro riflette: “Certo che in due giorni si può far poco!!”

Di punto in bianco si crea un silenzio tombale Nonno si siede, Bitetti pure. Il colore del suo viso è passato lentamente dal rosso paonazzo carico di tensione ad un bianco olivastro di rassegnazione.

I minuti scorrono e nulla accade.

Finalmente Nonno infrange questo silenzio, Bitetti lo segue con lo sguardo e il colore della sua pelle migliora, Nonno si alza lo guarda e gli dice: “C’è solo una strada!!Nominiamo il Generale Varini Presidente e il sottoscritto vicepresidente."

“Poi da Italo (logicamente Foschi) ci vado io!!”

Bitetti sospira di sollievo ma il Generale Vaccaro non ha finito: “Convoca subito l’assemblea e fai fare immediatamente queste nomine. Poi torna da me. Intanto questa convocazione la tengo io.”

Nonno prende la convocazione e sela infila nello stivale destro. (in quei tempi gli stivali della milizia possedevano delle taschine porta documenti nascoste all’interno).

Bitetti ha un dubbio:"Ma Varini accetterà?!?"

Vaccaro è già oltre: "Glielo diremo dopo!!"

Bitetti neanche saluta il Generale, si fionda come un razzo al di fuori della caserma direzione sede.

Appena arrivato comincia a urlare come un forsennato: "Assemblea!! Assemblea!! Assemblea!! Correte c’è l’Assemblea!!"

I colleghi ignari lo guardano con occhi scettici prendendolo per matto.

“Questo Bitetti” sussurrano “una ne fa e cento ne pensa!!”Ma comunque l’assemblea il giorno dopo si fa."

Il Generale di cavalleria Ettore Varini è eletto presidente al posto dell’avvocato Micozzi, il Console della Milizia Capo di Stato Maggiore Generale Vaccaro vicepresidente, Bitetti Segretario.

L’indomani Nonno si reca da Italo Foschi.

Entra nello studio del Federale Bussando e aprendo la porta lentamente inserendo prima la gamba con calma e poi d’improvviso la testa. Foschi lo guarda e: “Ciao, cosa vuoi?”

Gen.Vaccaro: “Sei tu che mi hai mandato a chiamare”

Foschi ancora più sorpreso e spiazzato: “Io?? E quando??”

Gen.Vaccaro quasi divertito: “Come no?? Ecco qui la tua convocazione!”

Foschi: "Ah si ma è per la Lazio e io ho convocato il Presidente."

Gen.Vaccaro: “Esatto. Da ieri sera Il Generale Varini è Presidente ed io sono il suo vice.
Dunque che c’è?Dimmi."

Foschi lo guarda, realizza poco ma inizia: "Beh, guarda dobbiamo creare a Roma una grande Società e una grande Squadra. Già Alba, Fortitudo e Roman sono prontissime alla fusione, con voi siamo al completo anche perché avete una buona organizzazione interna da trasferire e un bel campo!”

Vaccaro si finge conciliante:”Tutto è possibile. Ma quali sono le condizioni?"

Foschi a questo punto si fa ottimista e confidenziale: ”Presidente nominiamo la medaglia d’oro Ulisse Igliori.”

Gen.Vaccaro: "D’accordo e i colori?"

Foschi: “logicamente usiamo quelli del comune e della città, Giallorossi.”

Vaccaro piano piano si irrigidisce e cambia posizione sulla poltrona, ma vuole portare fino in fondo le schermaglie. “Ah capisco. E come si chiamerebbe questa società?”

Foschi: “E come vuoi che si chiami? Deve chiamarsi Roma.”

Il Generale Vaccaro tira finalmente le conclusioni: “Sicchè la Lazio sparisce. La nuova società prende i colori Gialorossi, il nome di Roma e il Campo della Lazio. Bene.
Allora caro Italo dimentichi un particolare: la Lazio è costituita in Ente Morale. Perciò penso che la fusione si possa prendere in considerazione…………." (ironizza Vaccaro)

Foschi: Annuisce

Gen.Vaccaro: “…….ma solo con il nome della Lazio, tanto più che Roma è appunto nel Lazio e con i colori del cielo. Per quanto debba confessarti che personalmente sono contrario per principio alla fusione, perché due squadre creano una forte emulazione e l’emulazione è la base dello sport.
La Lazio ha un seguito di tifosi superiore alle altre prese singolarmente, quindi questo è un fattore che bisogna prendere in considerazione, il pubblico e gli atleti sono il sangue e il futuro dello sport. Bisogna tutelarli."

Foschi squadra Vaccaro, prende tempo per una breve riflessione e chiude: "ho capito perfettamente non se ne fa niente”.

Ancora una volta La Lazio ha vinto, nel nome del suo ideale. Ed è la sua vittoria più segreta, fulminea decisiva.
Pochi sapranno che nella breve parentesi di due serate nella fine di quel Giugno 1927 (il 25) la Lazio di Bigiarelli, di Ancherani, di Corelli, di Ballerini la Lazio che custodisce memorie di eroici caduti, di leggendari campioni di benemeriti pionieri, la Lazio che è stata la prima e la più moderna frontiera dello sport Romano e centromeridionale era morta ed è resuscitata.
Così da una drammatica svolta, nasce anche il più prestigioso derby che tutti noi ora conosciamo.

Questa vicenda si può anche ritrovare in alcuni libri scritti da Pennacchia.Lui intervistò Nonno.Ma i contorni che solo io e i miei possiamo sapere li ho voluti inserire perché questa non è la storia di mio Nonno ma della Lazio di Tutti noi Tifosi che siamo stati tutelati.
December 18

Poesia natalizia

 
POESIA NATALIZIA
 
Caro babbo natale,
la mia squadra del cuore se la passa un po' male...


sai,mi faresti un gran favore
se ci liberassi dalla tirannia del gestore


e per la gioia dei nostri bambini
gia' che ci sei porta via anche sabbatini

e sulla panchina mettici un leone,
vuoi un consiglio?'diego simeone!

facci rivivere i giorni belli,
non serve cragnotti, non serve bertarelli,

non servono neanche grandi campioni
bastano 11 aquile con sotto i coglioni

che escano dal campo sudati e stremati,
magari sconfitti, ma mai umiliati

ai ragazzi di curva, porta la liberta'
alla famiglia di Gabbo, un po' di serenita'.

e a tutto il grande popolo laziale
porta i miei piu' sinceri auguri di buon natale!
 
 
 
Paco
December 03

Giornalista infame!

                                                      gabriele
 
 
 
                                         PER SEMPRE CON NOI!
 
         
Disoccupati sì, ma anche precari, professionisti, avvocati, ingegneri, imprenditori, impiegati, operai, autisti, panettieri, e moltissimi studenti universitari, a dispetto di quel giornalista di Repubblica grande esperto di tifo organizzato che nel corso di uno Speciale TG1 ha dichiarato: "...ma non credo che tra di loro ci sia gente che ha studiato". Povero imbecille!
Poverissimi, piccoli borghesi, benestanti, qualcuno ha anche origini nobili, figli di papà, contrariamente con chi afferma che sono solo il frutto del degrado e dell'indigenza.
Ridicoli presuntuosi opinionisti!
Roma, Milano, Napoli, Torino, ma anche Bergamo, Treviso, Padova, Salerno, Taranto dalle metropoli alla piccola città di provincia: 100, 1000, 20.000, 50.000 e forse anche di più.
Ma non erano solo una sparuta, ridicola minoranza?
Chi non esce mai di casa, chi fa tanto sport, chi va in discoteca, chi non ha mai una donna e chi non sa più come tenerle a bada, chi legge i filosofi contemporanei e chi a malapena conosce la lingua italiana, belli come il sole o brutti come la fame, chi è sempre avvelenato e chi c'ha una vena comica che fa invidia a Zelig, solitari e trascinatori, pacati e mansueti o violenti da non poterli guardare negli occhi.
Emarginati? Sì, senza dubbio, emarginati come tutto il resto della gente o meglio estraniati da un contesto dove il sistema intero "se la canta e se la sona". L'alta finanza, le banche, la politica, il mondo dello spettacolo, tutti sul carrozzone. Eccoli lì conduttrici puttane, cocainomani, osservatori, opinionisti, conduttori pervertiti, nani e ballerine, a strombazzare sguaiati la loro inutile, inspiegabile e lautamente remunerata presenza in questo mondo... alla faccia del resto della gente che non se la gode come loro.
Ebbene sì quei ragazzi, sono estranei, sono emarginati da tutto questo, anzi lo rifiutano, lo contestano apertamente. Odiano, sì odiano e disprezzano tutto questo, lo combattono e, quando possono ... lo abbattono.
E per questo che a loro volta sono odiati e disprezzati dal carrozzone, perché non vogliono saltarci su, stanno bene in una curva tutti insieme a cantare, in una macchina che macina chilometri a parlare, in un pub a ridere e scherzare o per la strada uno accanto all'altro affinché nessuno possa passare.
Compatti eppure diversi tra loro.
Non è vero, caro ennesimo emerito giornalista benpensante che hai dichiarato che "sono loro la vera casta pericolosa".
Non siamo una casta, siamo i tuoi quartieri, la tua città, l'espressione del tuo popolo...quello duro...quello di cui tu, occupante a pagamento del carrozzone, fai bene ad essere preoccupato.
 
 

                                                                        GIUSTIZIA PER GABRIELE!
 
November 23

Dedicato..

Dedicato a chi domenica scorsa se la ricorderà per sempre. Dedicato a chi non è riuscito a trattenere le lacrime e non ne ha provato vergogna. Dedicato ai ragazzi che muoiono ammazzati mentre dormono o mentre compiono il loro dovere di cittadini, oppure mentre se ne stanno tornando a casa con le mani ficcate in tasca. Dedicato a chi domenica mattina ha subito scritto o detto che si trattava di banda Noantri, che l'auto del ragazzo ammazzato era piena di armi, di esplosivo, che il ragazzo ammazzato era un teppista con un passato becero: voi. Siete. m@@@@.

Dedicato a chi ama il calcio. Dedicato a chi pensa che quei maledetti 90 minuti possano anche valere un'esistenza intera. Dedicato a chi le più intense emozioni della propria vita le ha provate dentro a uno stadio e così anche le delusioni più appuntite. Dedicato a chi ha perso un padre o un familiare e, ricordandolo oggi, è comunque legata al calcio la prima immagine che gli viene in mente. Dedicato a quelli che Nick Hornby è il miglior scrittore vivente, anche se non lo hanno mai letto. Dedicato a chi tra una serata con la donna della propria vita e la partita sceglie comunque e sempre quei novanta minuti maledetti.

Dedicato a chi parla con i terzini. Dedicato a chi non ha paura di cominciare un coro allo stadio. Dedicato a chi i tornelli gli fanno cagare. Dedicato a chi c'è stato 100 volte in quegli autogrill e sa che se 99 volte va tutto bene, basta una sola c@@@@ di volta in cui uno alza le mani o la voce, per leggere il giorno dopo sui giornali che i tifosi sono sempre gli stessi e che bisognerebbe vietare le trasferte. Dedicato a chi non può più entrare allo stadio perché ha scelto di non fare un passo indietro. Dedicato a tutti i forcaioli che non hanno mai conosciuto un carcere. Dedicato a chi s'è fatto mesi dentro senza un perché, mentre altri sguazzano tuttora in una poltiglia schifosa che si chiama impunità. Dedicato a chi si nasconde le facce dietro le sciarpe e il lunedì mattina presto va a lavorare in fabbrica in tram perché il Suv non ce l'ha mai avuto e mai ce lo avrà. Dedicato a chi ha sfondato quei vetri a Bergamo perché non si giocasse una partita di plastica, macchiata di sangue, ipocrisia e menzogna.

Dedicato a chi, come noi, s'è sentito in dovere, domenica sera, di incontrarsi tutti insieme da qualche parte, come dopo l'11 settembre, quando ci si chiamava a vicenda per sapere se andava tutto bene e per capire cosa sarebbe stato giusto fare. Dedicato a chi non è mai stato razzista e mai lo sarà, epperò durante quei maledetti 90 minuti non c'è un nero che non sia un negro dimmerda esattamente come non c'è un pelato che non sia malato di leucemia. Dedicato a chi dice le parolacce e a chi non gliene frega un c@@@@ di vedere i bambini sulle spalle dei papà allo stadio. Dedicato ai caffè borghetti, uno duemila, tre cinquemila. Dedicato a chi non ha voglia di uscire, la domenica sera, se la propria squadra le ha prese.

Dedicato a tutti quelli che il calcio non sarà mai solo uno sport. Dedicato a quelli che se non ci stanno due porte alle estremità, nemmeno lo chiamano SPORT. Dedicato a quelli che pure sul 5-1 per gli altri non lasciano il proprio posto allo stadio. Dedicato a quelli che non mangiano prima di un derby. Dedicato a quelli che vanno in trasferta: non riusciranno mai ad impedircelo, perché ci mischieremo, ci nasconderemo, ci guarderemo le partite arrampicati sugli alberi, sui piloni dell'elettricità, dappertutto, perché potrete levarci la vita da 80 metri di distanza ma non quei 90 minuti. Dedicato a chi passeggia per le strade della città ospitante cercando quel ristorante che gli hanno consigliato in curva la domenica prima. Dedicato ai viaggi di ritorno. Dedicato a chi guida. Dedicato a chi dorme. Dedicato a chi lo sa che non esiste nessuna grande opera d'arte al mondo e nella storia dell'umanità che possa dare la medesima emozione che corre sul filo tra il momento in cui l'arbitro fischia il rigore e l'attimo in cui il tuo giocatore si leva le mani dai fianchi.

Dedicato a chi davanti a una carica della polizia non ha mai fatto marcia indietro. Dedicato a chi marcia dietro gli striscioni invece di criticare dalla poltrona del salone. Dedicato a chi è tornato a casa con le ossa rotta. Dedicato a chi a casa non c'è tornato più. Dedicato a chi ha detto no a matrimoni e amici per esserci. Dedicato a chi ha capito qualcosa in più della propria esistenza al minuto 94.

Dedicato a chi pensa che ogni calcio d'angolo possa diventare goal. Dedicato a chi ha visto passare i più grandi calciatori del mondo nella propria squadra e oggi si abbraccia per un gol di Stendardo. Dedicato a chi esulta stretto a perfetti sconosciuti. Dedicato a chi ha pianto e riso a crepapelle e che oggi non ha un solo ricordo che non sia legato in qualche modo a una partita di pallone. Dedicato a chi pensa che le donne non ne capiscano un c@@@@. Dedicato a chi non ne vuole sapere la domenica. Dedicato a chi ci spende tempo, soldi e battiti di cuore nonostante lo schifo che c'è dietro.

Dedicato a chi rallenta sempre, in macchina, quando passa davanti a un campetto di m@@@@ dove stanno giocando una partita di m@@@@ di cui si parlerà fino a giovedì. Dedicato a chi non sa niente di Londra, Madrid e Barcellona fatta eccezione per lo stadio. Dedicato a chi si manda gli sms dopo un gol con dentro scritto semplicemente: "Goooooool!". Dedicato a quelli che si danno appuntamento al bar. Dedicato a quelli che al bar ci rimarranno per sempre. Dedicato a tutte le sconfitte che ci siamo infilati nel culo per poi fottercene una settimana dopo, come se mai niente fosse accaduto. Dedicato a chi se lo sentiva. Dedicato ai profeti del pronostico.

E' dedicato a noi questo post.
E' dedicata a noi questa settimana difficilissima che c'è stata. Noi che non saremo mai come voi ma che non per questo vi additeremo a distanza. Troveremo altri cordialissimi punti di comune interesse. Solo, per piacere, adesso lasciatelo riposare. Lasciateci in pace. E basta anche con gli slogan: Gabriele no, non vive. Tantomeno suona. Sta lì dove i morti stanno. E così sia.

Vivere Ultras
October 11

Laziali

Ci sono fotografie che non verranno mai sviluppate su pellicola e che però porteremo per sempre con noi. Sono le foto dell'anima, quelle che scattiamo in diversi momenti della nostra vita senza neanche rendercene conto e che improvvisamente riaffiorano, apparendoci davanti agli occhi più nitide che mai e travolgendoci con il loro carico di sensazioni e ricordi.

Noi tifosi della Lazio di foto così ne abbiamo scattate a centinaia. Ognuno con la sua prospettiva, ognuno con la sua sensibilità. Sono le foto dell'anima, immagini che costituiscono quella memoria storica che da oltre 108 anni si tramanda di generazione in generazione. E dalle quali dovremmo trarre insegnamento.

Anche ieri, in una serata da incubo, di foto così ne abbiamo scattate a dozzine: c'è quella di Oddo e Favalli, che affetto e rispetto alla gente laziale hanno dato e che affetto e rispetto dalla gente laziale hanno ottenuto.

C'è quella di Sandro Nesta, e di quel suo timido saluto alla Nord che è una stretta al cuore. Il suo e il nostro.

C'è quella di una Curva e di un coro poderoso che rimette in piedi quel bambino troppo in fretta catapultato nel mondo dei grandi.

C'è quella di un popolo fiero e orgoglioso che chiama a raccolta i suoi guerrieri in ginocchio, dando loro la forza di rialzare la testa, perché la dignità, ai laziali, non la toglieranno mai.

C'è quella infine di un'ombra che si defila prima ancora che la nave affondi e che tutti sogniamo possa essere l'ultima sua immagine da dover ricordare
June 21

Calcio-moderno

                            RIDATECI IL PALLONE
In questi giorni in cui sembra esistere solo il mercato una notizia che probabilmente passerà sotto silenzio dovrebbe far riflettere: il calcio ha smesso di essere lo sport più praticato dagli italiani, e a rubargli lo scettro sono stati ginnastica, aerobica e fitness. Il male che sta attanagliando quello che un tempo veniva considerato il gioco più bello del mondo ha radici profonde e lontane, e questa notizia non fa che confermare le difficoltà con cui il movimento calcistico nazionale deve convivere da ormai troppo tempo.
Basta andare a guardare una partita di calcio giovanile, per capire come mai spesso un genitore orienta i propri figli verso altri sport: arbitri costantemente presi di mira, agonismo e competizione esasperati in maniera folle, culto della vittoria a tutti i costi, ventidue bambini che spinti da chi gli sta intorno sono pronti a tutto pur di sconfiggere gli avversari e di conquistare il risultato, il fine, con ogni mezzo lecito e illecito.
Sono lontani i tempi in cui i ragazzini appena usciti da scuola improvvisavano "partitelle" che duravano ore interminabili, su campi improbabili fatti il più delle volte di asfalto, con le cartelle messe come pali, senza tatticismi, allenatori e costosissime strutture da mille e una notte, ma con una voglia matta e irrefrenabile di divertirsi, di giocare, di passare qualche ora insieme, solo con l'obiettivo di far rotolare una palla il più a lungo possibile.
Sono lontani i tempi in cui il calcio era solo un gioco, e il pallone rappresentava per ogni bambino l'amico più fedele, il compagno inseparabile, dispensatore di svago, sogni e spensieratezza. Ora è tutto schematico, veloce, selettivo. Anche per i bambini la prima cosa è la tattica, chi è un pò meno bravo degli altri il più delle volte viene allontanato (come se tutti avessero l'obbligo di diventare professionisti) e non c'è tempo per sognare, bisogna correre, la giostra gira, e chi rimane indietro è perduto.
Questo non è più calcio, questo con il gioco più bello del mondo non ha niente a che vedere. Tenetevi lo stress, gli scandali, la tattica e il culto della vittoria a tutti i costi, tenetevi tra i professionisti calciatori miliardari e patinati, tenetevi tutto quello che sta portando il movimento all'autodistruzione ma almeno ai più piccoli ridate  il pallone: prima che sia troppo tardi, prima che il calcio cominci davvero a perdere quell'interesse sociale che lo ha sempre fatto essere lo sport più amato dagli italiani. A quel punto il processo di distruzione sarebbe completo, e il pianto tipico dei coccodrilli risulterebbe veramente insopportabile.
May 05

Dove siete finiti?

“Papà chi sono quelli?“ Ti chiede tuo figlio un sabato sera mentre stai tornando a casa. La sua mano indica un gruppo di tifosi che si avvicina alla stazione. Qualcuno di loro ha la sciarpa, altri delle grandi bandiere arrotolate e quello più guardingo porta, nello zaino, lo striscione. Camminano chiacchierando e prendendosi in giro, c’è chi già mangia prima di partire e chi è alla sua terza birra.
Una macchina si ferma vicino a loro e poi corre a parcheggiare. Altri sono già davanti alla biglietteria.
Gli rispondi che sono tifosi della Lazio che vanno a vederla giocare in trasferta, ma dal suo sguardo ti accorgi che non ha capito cosa gli hai detto. Gli hanno insegnato che le cose esistono solo se si vedono in televisione e fai fatica a spiegargli che c’è ancora chi preferisce vivere le emozioni e non semplicemente guardarle.

Tanti anni fa in mezzo a loro c’eri anche tu. Poi ti sei sposato, hai fatto un figlio, ti sei sistemato col lavoro e le cose più importanti sono sembrate essere altre. Ti sei quasi convinto che la vita giusta sia quella che conduci. Il giretto al centro commerciale, appena aperto, il sabato pomeriggio; a cena fuori la sera e la domenica a casa dei genitori di lei “che tanto la Lazio te la puoi vedere anche da loro”, dice tua moglie.

Rallenti, fino quasi a fermarti, per vedere chi c’è e scopri che c’è ancora qualche faccia nota. Si, è proprio lui quello che adesso sta parlando col Capotreno per farsi dare almeno un vagone in più. Con lui ti sei fatto quasi più notti in treno che con tua moglie. Non è cambiato per niente, e ti allontani mentre lo vedi distribuire i cartoncini del biglietto cumulativo.

Torni a casa con mille pensieri in testa. Finisci subito di cenare e apri quel cassetto che avevi lasciato chiuso da tanti anni. Stringi tra le mani quel cappelletto di lana a strisce biancocelesti, con quelle macchioline che adesso sono diventate nere ma che una cintata te lo fece sporcare di rosso; la sciarpa che odora ancora di quei fumogeni che si usavano negli anni ottanta e qualche foto che non riesci a guardare senza che le lacrime ti impediscano di metterle a fuoco.

“Dove siete finiti?” ti chiedi sottovoce. “Dove siete finiti, amici miei, che non mi avete mai fatto sentire solo anche quando non sapevo dove foste!” E’ valsa la pena barattare la “tranquillità” in cambio di quella vita? Cosa racconterò a mio figlio? Quanti negozi ha il nuovo centro commerciale o quanto è bravo suo padre al lavoro?

No. Non è così che può andare. La Lazio è un sogno troppo bello per non poterlo vivere appieno! E allora chiudi quel cassetto e chiami tuo figlio. Lui ti guarda come se si aspettasse quello che gli stai per dire: “Domenica ti porto in Curva Nord. Voglio farti vedere come sono i tifosi della Lazio!” Lo vedi felice e tu lo sei più di lui.

Imparerà a dormire in otto dentro uno scompartimento e a dividere un panino con chi non conosce ma è come lui. Imparerà che non si lascia nessuno a terra e che non si dà mai la schiena a chi ti attacca. Imparerà ad esultare con eleganza e a non disperarsi per una sconfitta. Imparerà ad amare e difendere la sua Curva. Imparerà a comportarsi con coraggio e sempre lealmente. Imparerà, in una parola, cosa vuol dire essere un tifoso della Lazio!

Dove sono finiti quelli là?... Non li vedi?... Sono già schierati....Ci sono ancora! Ci sono ancora!


Avanti Lazio! La Voce della Nord
April 04

Da piccoli

 
 
NOI CHE...
 
Noi  siamo quelli che da piccoli giocavano a soldatini, quelli che erano sempre i ladri e mai le guardie, quelli che gli sono venuti le bolle quando hanno mangiato per la prima volta da Mc Donald's, quelli che un panino con la nutella e un piatto di pasta e fagioli li rendeva felici per tutta la giornata.
Noi siamo quelli che sostenevano e sostengono che i film di Tomas Milian dovrebbero vincere l'oscar e non i soliti film degli americani che conquistano il mondo.
Noi che da piccoli tifavamo per Willy il coyote, Gatto Silvestro e Diabolik, nonostante i primi due perdessero sempre e il terzo era il simbolo di tutti quei valori che una brava persona dovrebbe ripudiare.
Noi che da piccoli giocavamo a Subbuteo la domenica pomeriggio, con le partite in sottofondo, tra colpi mozzafiato del dito e muto silenzio d'attesa quando decretavano un rigore pro o contro la nostra squadra.
Noi che da piccoli prima che facesse buio, e se non faceva troppo freddo stavamo sempre al campetto di terra ed erbaccia giocando a pallone, tra partitelle, tedesche e risse per rigori non dati, falli subiti e insulti troppo pesanti da non poter essere perdonati.
Noi che da piccoli amavamo vestirci da pirati o legionari, che indossavamo i guantoni da portiere se faceva freddo e che assillavamo i genitori per farci tagliare i capelli a zero dal barbiere.
Noi che da piccoli amavamo dolcemente il sudore che colava dalla fronte per raggiungere qualche spiaggia.
Noi che per come siamo fatti ci teniamo i quaderni delle elementari e gli album di figurine, che vorremmo conservare ogni oggetto dei lieti momenti d'infanzia.
Noi che siamo da soli, noi che  difendiamo i nostri amici anche nel torto, perchè è come se quell'errore l'avesse fatto ognuno di noi.
Noi che siamo fatti veramente male, che siamo cresciuti male, che non capiamo, che non ci scusiamo, che siamo testardi, che ci fomentiamo per cavolate, noi che siamo il male assoluto e siamo contenti di esserlo!!
 
 
La Voce della Nord

ultras

ULTRAS
 
L'ultras non ha un nome per il mondo esterno, solo gli amici lo conoscono. L'ultras non ha volto, spesso un cappuccio gli copre la testa, una sciarpa la bocca. L'ultras non si veste in modo normale, non segue le mode, boccia le novità. Quando sale sul treno, cammina sul marciapiede anche se non ha vessilli della propria squadra lo riconosci. L'ultras attacca se attaccato, aiuta nel bisogno. L'ultras non smette di essere tale appena si toglie la sciarpetta  o rientra a casa dopo una trasferta..continua a lottare 7 giorni su 7. L'ultras veterano dà l'esempio al giovane. L'ultras giovane è fiero di stare al fianco del veterano. Quando la gente guarda un ultras non lo capisce e lui non vuole essere capito nel suo modo di essere. Ogni ultras è diverso, c'è chi cammina in gruppo e chi fa gruppo a sè, ma l'amore per la propria squadra li unisce, così come la tenacia di resistere oltre 90 minuti in piedi sotto la pioggia o al freddo, li unisce cantare un coro a squarciagola, li unisce la sicurezza  dell'amico che gli dorme accanto sul treno, li unisce la passeggiata goliardica nella città avversaria, li unisce la gioia di partire per una  trasferta e la stanchezza del ritorno , li unisce quel panino diviso a metà dopo ore di digiuno,li unisce la litagata fatta sull'esterno panchinaro, li unisce quello sguardo dopo uno scontro, li unisce la mentalità. Le cose che ci uniscono  contemporaneamente ci dividono nel mondo esterno, ci allontanano da genitori preoccupati, da zii scandalizzati, da compagni di classe impauriti e da professori disgustati. L'ultras non è vioenza gratuita, è la difesa intransigente di uno stile di vita messo in pericolo da biglietti nominativi, dalle pay tv, dalla tv spazzatura e sopratutto dalla repressione. L'ultras è un sentimento non richiudibile in parole, incomprensibile alla gente che preferisce vivere dietro un vetro piuttosto che infrangerlo per entrare nella realtà
February 13

Calcio moderno

Noi che...finivamo in fretta i compiti per andare a giocare a pallone sotto casa;
noi che...costretti alla regola di "portieri volanti" o "chi si trova para",
noi che..."portieri volanti" e..."segnare da oltre centrocampo vale?" - Vale...vale tutto!
noi che...quando si facevano le squadre, se venivamo scelti per primi ci sentivamo davvero i più bravi, i più importanti;
noi che...l'ultimo che veniva scelto era sicuramente destinato ad andare in porta;
noi che...avevamo sempre un soprannome passibilmente infamante ma nessuno si offendeva;
noi che...chi arriva prima a dieci ha vinto;
noi che...mentre facevamo finta di non sentire il richiamo della mamma quando incombevano le tenebre, c'era sempre qualcuno che diceva: "chi segna l'ultimo vince" incurante del punteggio che magari era in quel momento 32 a 1,
noi che...se avevamo ai piedi le Adidas Tampico ci sentivamo piu' forti di Pelè;
noi che...il pallone di cuoio sapevano come era fatto perché lo vedevamo in Tv esclusivamente ad esagoni bianchi e neri;
noi che...capivano il senso della seconda maglia quando in Tv bianco e nero mandavano le immagini del derby
noi che...o il SUPER SANTOS (in mancanza d'altro) o l'ELITE (lo standard) o il TANGO
se andava di lusso o nei giorni di festa
noi che... non potevamo sederci sul pallone altrimenti diventava ovale;
noi che...il proprietario del pallone giocava sempre anche se era una schiappa e non andava nemmeno in porta;
noi che...anche senza la traversa non avevamo bisogno della moviola per capire se era goal. "Goal o rigore" metteva sempre tutti d'accordo;
noi che...al terzo corner è rigore;
noi che..."rigore seguito da goal è goal" ;
noi che..."siete dispari posso giocare?" - "Eh non lo so, il pallone non è mio (nel caso in cui il pretendente fosse uno scarso)!";
noi che..."mi fate entrare?" - "Si basta che ne trovi un altro sennò siamo dispari";
noi che...riconoscevamo i calciatori anche se sulla maglietta non c'era scritto il nome; 
noi che...il n° 1 era il portiere, il n°2 ed il n°3 i terzini destro e sinistro, il n° 4 il mediano di spinta, il n° 5 lo stopper il n° 6
il libero, il n° 7 l'ala destra, il n° 8 una mezzala , il n° 9 il centravanti, il n° 11 l'altra punta possibilmente mancina, il n° 10
la mezzala con la fascia di capitano perchè era inevitabilmente il piu' bravo;
noi che...perché un giocatore entrasse in nazionale doveva fare una trafila di 2/3 anni ad alto livello;
noi che...gli stranieri al massimo 2 per squadra e li conoscevamo tutti; noi che...dormivamo con le figurine Panini sotto il cuscino;
noi che...quando aprivamo le bustine intonse pregavamo per non trovare triplone o quadriplone BODINI ;il 2°mitico portiere della Juve che non aveva mai giocato una partita per colpa di ZOFF; 
noi che...il calcio in Tv lo guardavamo solo la Domenica ed il Mercoledì;
noi che...vivevamo in attesa di 90° minuto
noi che...Ciotti:..."scusa Ameri,scusa Ameri....clamoroso al Cibali" (che nella nostra fantasia era piu' famoso di Catania);
noi che...ci ricordiamo i festeggiamenti del n.1.000 della Domenica Sportiva;
noi che...alla DS potevamo vedere i servizi della serie A, i goal della serie B, il Gran Premio, il Tennis, il Basket e la pallavolo senza doverci sorbire ore di chiacchiere per vedere 4 goal;
noi che...Galeazzi l'abbiamo visto magro;
noi che...andavamo all'amica del cuore di quella che ci piaceva e le chiedevamo: "Dici a Maria se si vuole mettere con me?" Il giorno dopo tornava e la risposta era sempre la stessa: "Ha detto che ci deve pensare..."
noi che...Maria ancora ci stà pensando!
noi che...agli appuntamenti c'eravamo sempre tutti, anche senza telefonini;
noi che...oggi viviamo lontani, ma quando usciamo di casa e giriamo l'angolo speriamo sempre di incontrarci con il pallone in una busta di plastica;
noi che...oggi sorridiamo quando in Tv si inventano i più incredibili sondaggi tipo: "chi è stato il piu' forte giocatore di tutti i tempi: Pelè o Maradona?" senza considerare che di Pelè abbiamo visto sempre gli stessi 4/5 goal;
noi che...se incontriamo per strada Biscardi vorremmo investirlo;
Voi che...questo giocattolo ce lo avete rotto!!

Dedicato a tutti quelli che hanno vissuto il calcio vero....che oggi
non c'è più!!!! E soprattutto a quelli che leggendo le righe
sottostanti sospirano e fanno si' con la testa....

 

GRAZIE PER AVER DISTRUTTO IL NOSTRO GIOCO


L' ULTRAS E' L' UNICA PARTE PULITA DI QUESTO SPORT O MEGLIO DI QUESTA GRANDE AZIENDA!!


www.lavoce.info_________________


Il treno


MessaggioInviato: Lun Feb 12, 2007 12:39 pm    Oggetto: Treno speciale. Rispondi citando

Oggi la Stazione è ‘n tripudio de colori
fischieno li treni e fischieno le recchie,
te guardano le straniere e puro le vecchie
ce so ducento Laziali che arzeno li cori...


ma che stanno a fa’? ma chi so’ quelli?
della roma ‘n ponno esse, so tutti belli
ah, ma oggi c’è la LAZIO che gioca fori
la seguono ovunque, tra gioie e dolori

basta convenevoli, semo belli semo gajardi
ma salimo a bordo che s’è fatto troppo tardi
potemo anna’ a Milano o ad Ascoli Piceno
a noi poco ce ‘nteressa, ce porta er treno

er treno se move e ricominceno li cori,
c’è chi mette le bandiere e le sciarpe de fori
qualcuno arriva tardi e sta a perde ‘r treno
pe’ avello a bordo tocca aziona’ ‘r freno

c’è chi fa er bullo e chi se mette in mostra
d’altronde è così, er treno è ‘na giostra
sul treno c’è libbertà, grida e fermento
è risaputo a tutti che ‘r treno è movimento

arrivi e spesso capita quello che t’aspetti
qui ce odiano e nun semo bene accetti
è normale, so ‘nvidiosi, Noi semo Romani
e la LAZIO la difennemo puro co’ le mani!

vojo dì, che sia ‘n treno, ‘n torpedone o ‘n’aereo che Vola
la cosa importante è che la LAZIO non sia mai lasciata Sola!

leonardo 20.10.2006
February 08

La verità

R O M A   S I A M O   N O I 
Voi penserete che siano le solite menate faziose, ma rifletteteci, la diversità parte dalla natura delle simbologie identificanti le due squadre: l’Aquila, fiera, solitaria, nobile, inarrivabile dominatrice dei cieli, che regna dall’alto e che da lì tutto controlla, contro il lupo, subdolo, che si muove solo in branco, spesso sfruttando l’oscurità della notte per scagliarsi contro le sue prede e che nulla domina, se non il proprio infinitesimale lembo di terra. L’Aquila ha inoltre la caratteristica di essere stata, insieme al Leone, la prima effigie dell’Impero Romano, al contrario di quanto sostenuto da molte leggende metropolitane, ad arte create, che vogliono la lupa (ma non il lupetto, attenzione) come simbolo della romanità.
La simbologia, dunque, come primo elemento distintivo fra 2 popoli diversi, ma a seguirla anche molte altre discriminanti, come ad esempio le origini societarie, poichè la S.S. Lazio nacque il 9 gennaio 1900, per opera di volenterosi uomini, amanti dello spirito sportivo, che vollero così dare un nome alla propria voglia di sport ed alla loro fratellanza, mentre l’a.s. roma  nacque nel 1927, per volere del regime fascista (tanto è vero che il nome ROMA non fu affatto scelto, quanto assegnato per decreto ministeriale del P.N.F., il Partito NazionalFascista), dall’incrocio di 3 squadre, che da sole non erano in grado di reggere il confronto con la rivale cittadina e con le squadre del Nord Italia. In quel periodo la città di Roma era, per volere del regime fascista, una città in preda ad un’esasperata politica di accrescimento demografico, con relativa immigrazione di abitanti del meridione, che trovarono spesso accoglienza nelle borgate ma anche in rioni da sempre impregnati di quella VERA Romanità, che vide così imbastardito il proprio patrimonio genetico/culturale. Breve inciso sull’origine del nome LAZIO:
il nome ricorda ovviamente l'antico Latium, terra della Gens Latina, i nostri antenati, coloro che solo dopo molto tempo di stazionamento nella loro terra hanno fondato Roma e hanno popolato poi l'Italia. Latium, Ci sono due ipotesi per spiegare l'etimologia di questa parola: 1) dalla voce indoeuropea: *(P)LATUS = 'pianeggiante'; 2) dal latino LATERE, 'nascondersi' (da cui l'italiano latente e latitante): secondo la leggenda si nascondeva nel Lazio il dio Plutone dopo essere stato spodestato dai suoi figli... e qui trovava il più dolce dei ripari. Latium: terra di Enea, eroe profugo che qui ricostruisce la sua vita e la sua civiltà distrutte. Detto ciò bisognerebbe passare ad analizzare la differenza della passione con la quale le 2 squadre sono e sono state seguite negli anni: attualmente i sostenitori della a.s. roma si vantano di essere numericamente dominanti, diciamo nella proporzione di 8:2, e, sebbene con proporzione inferiore, questo è senza dubbio una verità inconfutabile, ma dalla quale va certamente scissa qualsiasi valutazione qualitativa. Il bambino Laziale, è infatti spesso in netta minoranza numerica fino dalle elementari, ed è costretto a subire le angherie e le prese in giro di tutti i suoi compagni, che, forti della propria superiorità numerica cercano inutilmente di farlo pentire della propria scelta. Purtroppo per loro Laziali non lo si diventa, lo si nasce, la Lazio non sarà mai una moda, ma rimarrà per sempre una passione, nobile e per i soli che nonostante tutto hanno il coraggio di lottare per le proprie idee e le proprie passioni. Il Laziale è spesso solitario nella sua fede, quindi, salvo incontrare lungo il proprio cammino qualche altro aquilotto che condivida la sua “diversità”, con il quale instaura un forte legame che spesso si traduce in indissolubili amicizie, al contrario del romanista, il quale si sente protetto dal branco, e vede nella “comitiva” la propria unica fonte di contatto sociale. L’attuale gioventù Laziale, è stata inoltre provata dalle situazioni, spesso drammatiche, in cui la S.S. Lazio si è trovata negli anni ’80, con lo scudetto giallorosso e le ormai celebri disavventure societarie della propria squadra del cuore. Tutto questo si traduce chiaramente in un attaccamento molto più radicato verso di essa, e in una costanza numerica del seguito biancoazzurro, che va oltre i semplici risultati sportivi. Caratterialmente il Laziale è una persona piuttosto spavalda, è orgoglioso, originale, e tende a seguire coerentemente una propria linea di pensiero, sia in ambito sportivo, che in ambito sociale, mentre il romanista è piuttosto caciarone, folkloristico nell’espressione dei propri stati d’animo, tende ad inclinarsi verso ciò che gli fa più comodo ed a rifugiarsi nel gruppo, visto il senso di protezione che questo gli da.
L’esempio più eclatante di queste diversità lo si è avuto in occasione dei festeggiamenti per lo scudetto romanista: l’anno precedente, quando lo scudetto fu vinto dalla Lazio, ci fu una festa spontanea, la sera stessa dello scudetto, al Circo Massimo, alla quale presero parte circa 350.000 persone, e che lasciò comunque la città come l’aveva trovata, così come essa venne rispettata nei mesi a seguire. Roma fu insomma ACCAREZZATA dalla gente laziale, che ebbe rispetto per quella che da sempre è casa propria. Nel giugno 2001 invece, circa una settimana DOPO la conquista dello scudetto, e quindi con un’organizzazione alle spalle, venne organizzata una festa per lo scudetto giallorosso, alla quale, secondo stime attendibili, pare abbia preso parte circa un milione di persone. La festa consistette nel concerto di un noto cantautore (di Campobasso), palesemente alla ricerca di un modo per rilanciare la propria declinante carriera, nello spogliarello di una giunonica attrice (così dicono....) di Fiano Romano, nota soprattutto per aver cambiato fede calcistica per motivi “professionali”, e nella passeggiata sul palco di un nano di Visso con tanto di cappello da giullare, di un romano di Porta Metronia con evidenti problemi culturali, di un napoletano, di un franco-algerino e di un capellone francese. Ora, se ci si fosse limitati a questo, nulla di male, ci sarebbe stato da vergognarsi, ma nulla di male, solo che purtroppo, a corollario di questa “festa”, si è assistito a scene vergognose, tipo il deturpamento dei Fori Imperiali, le scritte su monumenti e la trasformazione della città in quello che sembrava essere un Circo, con stracci appesi ovunque, scritte sui muri, macchine dipinte a mano e imbottite di qualsiasi animale di peluche avesse i colori “piscio-ruggine”; la città è stata, in poche parole, SCHIAFFEGGIA. In fatto di spettatori paganti e di abbonati, Lazio e Roma non siano poi così distanti, specie se si considerano i differenti prezzi e la proporzione prima citata in cui le tifoserie si trovano nella città. Ad esempio, se consideriamo la proporzione di 8:2, e se consideriamo che la Lazio ha circa 30.000 abbonati e 40.000 spettatori totali a partita, la roma dovrebbe dunque avere120 mila abbonati e 160.000 spettatori a partita, mentre ha 50.000 abbonati e 62.000 spettatori di media.......il che la dice tutta sulla diversità dei due modi di vivere la propria passione e sulle diverse nature delle passioni stesse. Passiamo ora ad analizzare la storia recente delle due tifoserie organizzate, partendo, per non andare troppo oltre, dalla fine degli anni ’80, periodo in cui fanno la propria comparsa in Nord gli Irriducibili. Da sempre il tifo Laziale è stato unanimemente riconosciuto come uno tra i più estrosi e passionali dell’intero panorama Ultras italiano ed europeo, e così poteva dirsi di quello della roma negli anni ’80. Ad un certo punto però, mentre i Laziali avvertirono la necessità di un cambiamento radicale del modo di fare tifo, orientandosi verso lo stile inglese, fatto di cori incessanti, accompagnati dal solo uso ritmico del battito di mani, di sciarpe popular, di stendardi, di hats (il classico cappellino da baseball con la visiera), e di apertura alla lingua d’oltremanica, i romanisti decisero di rimanere ancorati ad abitudini e stili ormai logori e sorpassati, come l’uso dei tamburi e del termine “ULTRA’”, contrapposto al termine “ULTRAS” utilizzato in Curva Nord. Con il tempo, mentre la tifoseria Laziale si compattava intorno agli Irriducibili, dando vita a spettacoli coreografici multiformi, spettacolari e fantasiosi, ripresi anche da marche come la Coca Cola per i propri spot, la curva sud romanista viveva un momento di crisi con lo scioglimento del c.u.c.s. e la fondazione degli asr ultras, recentemente scioltisi a loro volta; questo momento, ancora in parte perdurante, ha prodotto una costante opera di emulazione, in tutto e per tutto, del modello introdotto dalla Curva Nord, sia in campo di impostazione concettuale, che di esecuzione del tifo, per finire con il materiale come sciarpe, hats e bandiere. Ne deriva dunque l’immagine di una Curva unita, compatta, animata da ideali e stili del tutto comuni, contro l’immagine di una curva in cui, malgrado gli sforzi di pochi volenterosi, a cui va comunque reso onore, vige una certa confusione, figlia di un vuoto di potere mai del tutto colmato, ed ora acuitosi. Sintomatiche le ultime “prestazioni” nei derby delle 2 curve, con la sud quasi sempre incapace di proporre coreografie degne di tal nome.
Ricapitolando le differenze emerse fino ad ora sono di natura caratteriale, genetica, storica, comportamentale, ma non abbiamo ancora analizzato, se non in maniera aleatoria, il carattere folkloristico delle 2 tifoserie:
mentre il Laziale COMBATTE per i propri ideali ed i propri diritti (vedi cessione Signori e caos post juve-parma a via Allegri.....), il romanista tende a lasciarsi andare ad un PIANTO vittimistico, fatto di continue lamentele, di ipotesi di complotti sotterranei e di un uso dei media, da sempre filoromanisti, a scopo rafforzativo.
I media, appunto, da sempre asserviti alla causa giallorossa, e da sempre quasi disturbati dalle vicende Laziali, spesso relegate in secondo ordine rispetto anche ad avvenimenti di dubbio interesse e spesso enfatizzate esclusivamente nel momento in cui esse divengano fonte di polemica o di disturbo dell’ambiente Lazio; un’opera di cesello, insomma, che il tifoso Laziale ha ultimamente però scoperto e che stà portando ad una sua crescente maturità e consapevolezza del dover cercare la Verità tramite le proprie esperienze ed il proprio intelletto.
E’ dunque per tutta questa serie di motivi che noi Laziali non ci riteniamo paragonabili a loro, noi c’eravamo dall’inizio, noi conosciamo la nostra storia, le nostre origini, noi abbiamo combattuto, siamo caduti e ci siamo sempre orgogliosamente rialzati, sempre pugnaci, mai domi, con la dignità di chi lotta per un ideale e di chi segue sempre e comunque i propri principi, senza piegarsi a compromessi e senza mai indietreggiare, senza paura, con gli occhi dell’Aquila, a testa alta, nella gioia e nel dolore, oggi più di ieri e meno di domani, perchè NOI SIAMO I VERI EREDI DELLA ROMA IMPERIALE, noi siamo i depositari di quell’ardore, di quel coraggio e di quella superiorità che portarono i nostri antenati a dominare il mondo.
Noi siamo la LAZIO, perciò sebbene il risultato sportivo possa a volte non arriderci, a Roma siamo i PADRONI di casa, e per questo non chiamateci cugini, perchè, appunto, noi al massimo possiamo farvi da PADRONI
February 06

PAOLO DI CANIO

                                                                          
                                                                               PAOLO DI CANIO                     
                                                                                                   
                                                                                             
                                                                                                        
L’amore per la Lazio? Immenso, il primo in genere non si scorda mai, ma Paolo non ama guardarsi indietro, non ama piangersi addosso. In Scozia, col Celtic, è stato eletto miglior giocatore della premiership, in Inghilterra ha ricevuto il premio Fair Play della Fifa per un gesto che resterà scolpito nella storia del calcio mondiale: Paolo ha la porta spalancata davanti a sé, ma un giocatore avversario è a terra; Di Canio prende il pallone con le mani e interrompe il gioco tra l’incredulità dei propri compagni, il rispetto del pubblico e la stima degli altri. Un italiano che dà lezioni di sportività in Inghilterra, chi l’avrebbe mai immaginato!! Con il passaggio al West Ham,  Di Canio dà spettacolo, diventa un giocatore decisivo, un trascinatore e con il suo carattere si adatta alla perfezione al football britannico. “L’Inghilterra mi ha dato tanto, mi piace tutto: la gente, la vita, il calcio. Ho giocato 9 anni in Italia e 7 qui, il football mi ha dato di più. Il calcio italiano sta attraversando una crisi senza precedenti… Mancano regole uguali per tutti. Da altre parti non è così e si vede. La cosa peggiore è che ci facciamo tutti una gran brutta figura." Paolo Di Canio è uno che le cose le dice in faccia, quello che pensa è sotto gli occhi di tutti.
Il ritorno alla Lazio è uno dei momenti più belli da ricordare: la Nord lo adora e lui contraccambia segnando DI NUOVO un goal sotto la curva giallo-rossa!
Paolo è l'emblema della Lazialità e della romanità; di certo il "saluto romano" ha creato problemi ai benpensanti ma non di certo a Di Canio.Il mondo del calcio è profondamente falso ed ipocrita, lo ribadiamo da anni,se fai il pinocchio ti arrivano puntuali i complimenti della stampa per bene; la personalità è superflua, bastano i burattini.
Credo che a Di Canio il coro di morte non abbia fatto granché; forse lo ha riempito di orgoglio perchè ha dimostrato la sua superiorità:
Di Canio non ha fatto pianti per le ingiurie o per qualche petardo lanciato alle sue spalle.
Di Canio non ha protestato per gli insulti e per le provocazioni ricevute sin dall’inizio di Livorno-Lazio. 
Di Canio non ha elemosinato solidarietà per gli attacchi mossi alla persona
 
Di Canio non ha fatto la vittima. 
Di Canio ha salutato la sua gente, nel modo che ha ritenuto più opportuno.
Di Canio è l’esempio vivente che il calcio dei sentimenti non ha ancora alzato bandiera bianca.
Di Canio è un calciatore leale ed un uomo vero.
Di Canio canta sempre fuori dal coro.
Per questo fa paura a qualcuno.
 
 
      "Se un uomo non sa rischiare per le sue opinioni, vuol dire che le sue opinioni non valgono nulla, o che non vale niente lui"
 
 
 
ADDIO ULTIMA BANDIERA
February 05

Ultrà-Ultras

Due termini, due parole, divise da una sola lettera, la "S" finale, a fare da spartiacque a due differenti modi di intendere il tifo.
Da una parte ci sono gli ultrà, ancorati alla vecchia tradizione, badano poco allo stile e puntano più sul folklore, sul calore e sulla passionalità. Spazio quindi a bandieroni, fumogeni, fuochi d'artificio, e quant'altro in grado di colorare la curva. Dall'altra ci sono gli ultras, più vicini allo stile casual britannico, tifosi che badano al proprio stile, al massimo con la propria sciarpa al collo o il proprio stendardo personalizzato, ma senza andare troppo oltre, senza degenerare a scene di isterismo e la curva Nord romana analisi delle differenze tra le curve e i gruppi è una di queste.
Da sempre il laziale porta con se allo'Olimpico e in trasferta il proprio stile, la sciarpa al collo, legata come foulard, la maglia della squadra (quando fa caldo) o una felpa (quando il tempo non permette la maglia), scarpe da ginnastica e cappello da baseball.
L'ultrà al tifo vocale affianca l'uso di tamburi, e i cori sono spesso presi da canti popolari e tradizionali rappresentativi della tradizione cittadina. L'ultras predilige il tifo all'inglese con battimani e cori incessanti e i testi dei cori sono spesso ricercati.
Non sempre però è così e a volte, come nel caso dei Baresi, gli ultras fanno un tifo all'italiana, con tamburi e largo uso di fumogeni.
La differenza tra gruppi ultras e ultrà si vede anche nel materiale prodotto, e nella fattura dei propri striscioni, quelli ultras sono più elaborati, studiati(Friulani al Seguito), quelli ultrà non badano spesso alla classe o alla fattura dei caratteri(il vecchio Ultrà Roma, o lo striscione Ultrà Lecce).

Spesso l'ultrà ha un legame viscerale con la propria squadra, mentre l'ultras vive la domenica con più spensieratezza e goliardia, e se l'ultrà quando è colto da euforia si lascia andare a estremizzazioni del tifo, come la "hola", coinvolgendo tutto lo stadio, l'ultras con fare goliardico si lascia andare con cori senza senso, o mettendosi a dorso nudo anche sotto la pioggia.
Per l'ultrà la squadra viene prima di ogni cosa, mentre l'ultras antepone il gruppo e l'amore per la propria curva alla squadra. Sostanzialmente, ma non sempre c'è anche la politica alla base della scelta del modo di essere, ed è normale che un ragazzo di destra prediliga di più un certo stile rispetto ad un'altro, mentre il giovane di sinistra non badi troppo allo stile ma più alla sostanza e al tifo.
Gli ultras sono spesso precursori, proprio perchè badano ad uno stile, come nel caso delle sciarpe popular importate dall'inghilterra da laziali e veronesi, e che ora sono prodotte indistintamente da tutti i gruppi ultrà e ultras, così come per gli stendardi.
Volendo stilare un tracciato relativo alle squadre di serie "A", si potrebbero inserire nella categoria Ultras i laziali, i veronesi, gli udinesi, i comaschi, mentre tra gli ultrà gli empolesi, gli atalantini, i bresciani, i perugini e i granata mentre le altre tifoserie, o perchè troppo numerose (Juventus, Roma, Milan e Inter), e quindi con molte sfaccettature, o per altro non hanno una ben definita impronta.
Con ciò non si vuole dire chi sia meglio e chi sia peggio, o chi sia più o meno tifoso, si tratta solo di una semplice italiani.